chi sono

Come artista contemporanea vivo e lavoro principalmente a Livorno,

l’arte per me è sempre stata una passione e pur avendo scelto studi scientifici non ho mai smesso di dipingere studiando anche con maestri della scuola livornese.

Ho partecipato a varie mostre collettive e personali come artista contemporanea tra cui negli ultimi anni:

  • food culture and slow art presso crackingartgroup (MI)
  • corruzione capitale presso il museo dello stadio di domiziano – p.zza navona (RM)
  • ARTE PADOVA CATS – (PD)
  • DOUBLE ART – magazzini del sale Palazzo Pubblico – piazza il campo – SIENA AFFORDABLE ART FAIR – (MI)
  • GRAMMELOT NUVOLA CRATIVA – museo arte moderna MACRO TESTACCIO LA        PELANDA – (RM)
  • OPEN ART MARKET – museo dello stadio di domiziano – p.zza Navona – ROMA
  • PREMIO TIZIANO – spazio tiziano – (RM)
  • La Quadrata (LI), Frutti d’Oro (LI), premio Giovanni March (LI), premio città di Livorno (LI), premio Giulietto Accordi (VR), premio effetto venezia (LI)
  • premio Rotonda e cittá di Livorno (LI)
  • VIRTUS  – museo arte moderna MACRO TESTACCIO LA        PELANDA – (RM)

ha opere in permanenza presso la galleria d’arte IL MELOGRANO

vedi le opere: portfolio

… SCRIVONO DI ME …

“simona cristofari vive l’arte come un bisogno primario che la spinge a sperimentare tecniche miste molto originali. Sensibile, colta, dotata di grande creatività usa colori e materiali con i quali riesce mirabilmente a fondere la pittura con la materia rendendo le sue opere uniche e inimitabili.

Nello studio del vero predilige paesaggi e marine le cui cromature, così tonali e ricche di sfumature conferiscono al referente reale un’atmosfera inconfondibile in cui il fruitore si immerge totalmente estasiato.

Grazie a queste sue doti, che sono una prerogativa del vero artista, la letteratura critica contemporanea non tarderà ad apprezzare il suo operare artistico negli anni a venire”

di Giovanni Malventi

 

“Riflessioni su quattro dipinti della serie “OLTRE”

Se la risolutezza incorporea sembra preconizzare al dovere della visibilità e l’adiacenza compatta delle forme cromatiche e le scarne linee di sintesi vanno gloriando la forza del vedente, quest’ultimo per certo non potrà risolvere in un colpo di sguardo o un colpo d’occhio le plurime sfaccettature che traducono codeste rappresentazioni. Niente sembra possedere consistenza se non il rapporto inter relazionale fra chi va osservando e chi, infrenabile, si va mostrando – l’opera: il comporsi è assolutamente univoco, il rapporto si risolve in un dialogo costante che non agogna o, ancor meglio, non ambisce ad altro se non a se stesso; l’esclusione è, difatti, completa; il resto è assorbito nelle tele, il contesto è assolutizzato nel vagheggiare dell’osservatore e, senza soluzione di continuità, l’intuizione si dipana improvvida senza dar adito a risposte di diniego.

Mentre i dipinti esprimono il loro comporsi e scomporsi, il loro esplodere nelle forme del colore – nel sanguinare del tramonto o, piuttosto, in un grigio-rame d’un pomeriggio tardo, nel dipoi d’una gragnuola o d’una pioggia appena assorbite dal fogliame inumidito – l’osservatore sembra destinato, come da un anatema, da una condanna inesplicabile e, per questo, paradossalmente effabile per i sensi, a imprigionarsi in se stesso e contro se stesso vanamente assorto e pur tuttavia audace. Contemplare tutto ciò da una certa distanza per certo non fisica, ma emotiva, – coscienti della costante nondimeno necessaria corrispondenza di legame – ci consente invero di cogliere ancor più appieno la fragranza intima delle pitture. L’essenza coloristica è potentemente immanente, depauperata da ogni elemento lineare e plastico, e ciò che prevale è la coesione, la pervicacia inestinguibile dei colori, sublimanti in garriti di pulviscolo cromatico ch’assumono le forme d’una avventata emorragia di pigmento.

Il righettato che si impone fra mezzo al rapporto, a guisa di filtro o mediazione, non fa altro che esacerbare la virulenza e la passione traverso cui s’esprimono gli informi colorismi; ed attenzione: questa ‘resistenza’ del colore non è un fine preventivamente meditato né un falso giuoco di fantasmagorie formulate tramite rigorose concrezioni naturalistiche ma è una vera e propria postulazione a cotesto elemento terzo che, pur lieve, sembra voler assurgere ad oggetto ‘incomodo’, assumendo il ruolo dissipatore e dissolutore di eventuali astrazioni, e pertanto riportando il tutto ad una concretezza, ad una realtà solida e netta; postulazione o, diremmo meglio, momento di questua, che va a ribattezzare, esasperandola, la conformazione succitata riconducendo la sostanzialità delle opere alla loro predestinata corporeità: dispiego fisico del colore in una tensione continua di correnti e rigurgiti di tinta, fra frammenti timbrici di ritmo scosso e irremovibile ad un tempo. Quindi ogni tramezzo, ogni trafila sia irruente sia soave non può imporsi al decifrare silenzioso fra vedente e visibile; ogni elemento che si frappone a oggetto e soggetto non svolge che un ruolo di scarna allitterazione, di falsa coordinazione, destinato a involgere il suo ruolo a miserabile proposizione di fatto: tentativo inespresso di elemento dialettico. Dacché quello che, per appunto, avviene, non è un processo dialettico ma un variegato intrecciarsi bilaterale risolventesi in un continuo fluente andirivieni in cui l’animo, balenando di piacere, si pasce.”

di Jacopo Volpi

… IO SCRIVO…

… creo forme, immagini, talvolta indefinite. Lascio vagare la mente per farle superate quel limite di cui ho consapevolezza. Il colore si imprime in un divenire lento e meditato, improvviso e repentino. La sua forza trae origine dall’ascolto di gioia, rabbia, noia e anche il grigio si accende ed esprime movimento e novità. Si conclude con l’agio di aver trovato un senso estetico che mi appaga …

 

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Summary
Name
simona cristofari
Website
Job Title
artista contemporanea